DISCORSO DEL
15 dicembre 1931
Discorso pronunciato in Campidoglio nella seduta inaugurale
del Congresso del Sindacalo Medici Fascisti il 28 gennaio 1932


Il mio discorso potrebbe essere di una brevità tacitiana e consistere nello esprimere semplicemente la mia simpatia, ma io credo che rimarreste un po' delusi ed allora prendo il partito di parlare e di dirvi non tutto quello che penso, perché allora il discorso peccherebbe per eccesso di prolissità, ma per dirvi alcune cose che io credo interessanti. Io ho visto i medici italiani in un momento nel quale si rivelano non solo le qualità professionali, ma le qualità più profonde ed umane; li ho visti, cioè, durante la guerra; li ho visti nella prima linea durante il combattimento, quando operavano in condizioni tragiche, nei cosiddetti baracchini coperti appena da un telo di tenda, quando erano di lusso, di tela cerata; baracchini che tremavano ad ogni scoppio di granata. Li ho visti negli ospedali, imperterriti, continuare operazioni, mentre l'ospedale era il bersaglio del bombardamento nemico. Sono episodi che restano incancellabili nella memoria, sono scene che lasciano traccia nella storia della vita umana. I medici durante la guerra hanno ben meritato della nazione. Centinaia di migliaia di feriti, di mutilati, di combattenti, hanno verso i medici italiani un debito di gratitudine eterna. Durante questo periodo di pace i medici italiani, specie in questo momento, hanno un importante compito da assolvere, di natura professionale e morale ed anche economica, come dimostrerò fra poco. Il Governo fascista si è preoccupato della salute del popolo italiano. Abbiamo cominciato prima di tutto ad attrezzare le Università. Non bisogna nascondersi che se dal punto di vista della dottrina la medicina italiana è sempre all'avanguardia in tutto il mondo, dal punto di vista della tecnica o meglio della attrezzatura dei nostri laboratori e delle nostre cliniche, eravamo un po' in ritardo. Non svelo nessun mistero se ricordo che sei anni or sono dovemmo improvvisare nella università di Padova un padiglione in muratura, decoroso, decente, perché i congressisti internazionali della chirurgia non vedessero che a Padova si operava in padiglioni inadatti. Anche le altre Università non sono ancora a posto: Palermo per esempio; a Pavia ci siamo andati, a Padova non ancora, a Torino si lavora e a Roma c'è ancora qualche cosa da fare. Questa è la base dalla quale si deve partire per avere un corpo di medici, che risponda professionalmente al suo compito, che è di natura morale, anche e soprattutto in questo momento. Il medico è come il sacerdote: accompagna l'uomo dal principio alla fine. Il sacerdote tutela la nostra anima e fa in modo che sia degna della beatitudine ultraterrena. Il medico ci protegge la salute del corpo, che anche essa è essenziale, tanto è vero che quando non c'è, si fa tutto il possibile per ricuperarla. Ma su questo settore bisogna soprattutto, a mio avviso, prevenire. Anche qui noi siamo antiliberali e preferiamo prevenire, piuttosto che intervenire dopo per correggere. Il Governo fascista previene con tutta la sua politica igienica che va dalle bonifiche al risanamento dei quartieri infetti delle grandi città, anche se talvolta è necessario passare oltre le rispettabili manie di quelli che non vorrebbero spostare una pietra del passato. Qualche volta io do degli ordini tassativi al riguardo, perché penso che le pietre del passato sono certamente venerabili, ma che la salute di centinaia di migliaia di viventi è anche essa molto interessante ai fini della potenza del popolo italiano. Dovete insistere per correggere anche delle storture che solo il medico può guarire; sono quelle che io chiamo storture della civiltà contemporanea, che ha dei grandissimi lati positivi, ma anche dei lati negativi; sono i pregiudizi della moda, che finiscono per essere deleteri ai fini della forza. Voi sapete qual'è la mia teoria: massimo di natalità, minimo di mortalità; e i due aspetti del fenomeno sono interdipendenti. Difatti, quando la natalità si abbassa, non è vero che la mortalità si abbassi: è vero il contrario. È vero inoltre che le Nazioni invecchiano e che ad un certo momento la natura imporrà le sue leggi inesorabili. Le Nazioni invecchiate avranno il tracollo formidabile della loro popolazione, poiché l'igiene, il migliorato tenore di vita, tutto può contribuire a prolungare la vita; e del resto, voi insegnate che il prolungamento medio della vita umana, in Italia, è salito di 12, ma ad un certo momento la falce cade. Mi sapete dire fra 10 o 15 anni che cosa sarà successo nelle Nazioni che già oggi presentano dei sintomi di senilità? I medici debbono insistere su quest'ordine di problemi che appartengono alla medicina preventiva e, nello stesso tempo, restringono il campo che io chiamerò della medicina repressiva. I medici vanno nelle famiglie nel momento del bisogno, quando c'è il malato, e molte volte più della medicina, vale una parola. Non mai sarà efficace il mio motto di Napoli, come nel vostro caso: "Ascoltare con pazienza" (dopo, io avevo aggiunto: "Operare con giustizia"). A voi, invece, dirò di operare con abilità, ma ascoltare, soprattutto, con pazienza. Se voi mancaste a questo, voi manchereste ad uno dei vostri specifici doveri professionali. Anche l'argomento economico è interessante, non solo dal punto di vista di tutta la paccotiglia dei medicinali, che noi facciamo venire dall'estero, ma anche dall'altro punto di vista, ch'è più lo snobismo che il bisogno che spinge gli italiani ad andare nelle cliniche straniere; tanto è vero che gli stranieri vengono nelle cliniche italiane. Ma ci sono altri dati ed altri aspetti del fenomeno, per cui io penso che i medici possano influire anche sul terreno della economia. Può sembrare incredibile, ma sta il fatto, che quando io ho invitato i medici italiani a sollecitare gli italiani stessi a consumare l'uva, il consumo dell'uva da tavola si è quasi quintuplicato: l'uva, dai tempo dei tempi, è sempre stata riconosciuta ottima, non solo come nutrimento, ma come medicamento. Se domani i medici dicessero che il riso non è poi quell'alimento disprezzabile che taluni pensano - soprattutto gli ex combattenti, per via che in trincea glielo davano troppo spesso e non sempre adeguato nella cottura - e ciò conducesse a consumare un solo chilogrammo di riso in più pro capite durante l'anno, non ci sarebbe più la crisi del riso. Anche nel tema più recente della civiltà contemporanea, i medici debbono dire la loro parola; parola del naturismo che in tutti i paesi del mondo è ormai una cosa seria e tale deve essere anche in Italia. Tutto ciò non ha niente a che vedere con il nudismo. Io sono profondamente convinto che il nostro modo di mangiare, di vestire, di lavorare e di dormire, tutto il complesso delle nostre abitudini quotidiane, deve essere riformato. Bisogna fare agire gli elementi della natura sul nostro corpo, prima di tutto l'aria, il sole ed il movimento, se vogliamo veramente - secondo l'immagine carducciana - scendere tra le grandi ombre senza il petto meschino ed il polmone contratto. I medici debbono insistere perché la vita si svolga in forma più razionale; ci saranno allora meno malattie in giro, meno tubercolosi, meno cancro, un minor numero di indebolimenti che sono i risultati di una vita che, essendo diventata nel ciclo dell'attuale civiltà contemporanea estremamente più movimentata e dinamica, ha bisogno di compensi di altra natura, altrimenti non tiene. Tutto quello che voi farete nel vostro campo per abituare gli italiani al moto, all'aria libera, alla ginnastica ed anche allo sport, sarà ottimo, non solo dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista morale, perché gli uomini che sono forti sono anche saggi e sono indotti a non mai abusare delle loro forze, come lo sono, invece, i deboli, i vinti, quelli che qualche volta hanno la crudeltà della loro debolezza. Come vedete, la missione del medico, specie nei tempi moderni, è di una importanza eccezionale e diventa sempre più delicata e complessa. Su questo punto vi debbo dire la mia opinione: io non sono tanto favorevole all'eccessiva specializzazione; non vorrei che, a furia di guardare l'albero, si dimenticasse la foresta; non vorrei che a guardare un dato elemento, un frammento del corpo umano, si dimenticasse il complesso del corpo umano, il quale, o signori, è unitario e totalitario come il Regime fascista. Voi potrete rendere grandi servizi al Regime con questa opera portata sul terreno morale. II medico, qualche volta, viene interrogato anche su questioni che non sono legate alla malattia; il medico, dovunque, ma specie nei centri minori, è una grande autorità. La gente non domanda soltanto se la bronchite di un familiare passerà più o meno presto, ma domanda, magari, se la crisi economica passerà più o meno presto. Se antifascista, lascerà cadere quelle parole che scavano una traccia deleteria nell'animo della povera gente, ma se il medico è fascista convinto, non solo per la tessera, ma per la fede, dirà le parole della saggezza, e dirà che di crisi economiche ce ne sono sempre state nel mondo; dirà che questa non è una crisi italiana, ma universale; e potrà aggiungere che in Italia, fino ad oggi, ha avuto aspetti meno gravi che in altri paesi anche infinitamente più ricchi del nostro e che il Governo fascista ha fatto, fa e farà il possibile perché le conseguenze di questa crisi siano alleviate per il popolo italiano. Camerati, ho finito. Portate la eco di queste mie parole a tutti i vostri colleghi raccolti nelle città e disseminati negli ottomila Comuni d'Italia, e dite loro che io conto anche, e soprattutto, sui medici italiani per quanto riguarda la difesa del Regime e gli sviluppi della Rivoluzione fascista.

TORNA ALLA PAGINA PRECEDENTE