GIOLITTI SI AVVICINA ALLE POSIZIONI FASCISTE


Al termine della Grande Guerra gli atteggiamenti, ispirati all'estrema sinistra, di Mussolini, avevano provocato l'isolamento dei fascisti, che non avevano ottenuto né l'appoggio del ceto industriale, né di quelli operai; il primo era infatti intimorito dal programma di chiara ispirazione socialista di questo primo fascismo; i secondi invece erano tradizionalmente socialisti ed aderivano attivamente all'ideologia ed alla politica programmatica di questo partito, che prometteva la rivoluzione, ormai imminente nel 1920, dopo il fallimento dell'occupazione delle fabbriche, fu chiaro che il socialismo italiano non era affatto in grado di realizzare il suo programma rivoluzionario. Mussolini allora, col suo fiuto politico, sempre attento agli umori delle masse, comprese che era giunto il momento di cambiar politica: eccolo allora, in breve diventare da rivoluzionario-progressista a conservatore-reazionario, com'egli stesso ammetteva in un suo articolo pubblicato nel marzo del '21 sul "Popolo d'Italia". Il fascismo, che ancora nel '19 s'era dimostrato forza del tutto trascurabile, ottenne adesso l'appoggio degli industriali e subito dopo anche degli agrari: entrambi questi ceti erano attratti dal fascismo sia per il suo pragmatismo attivo, sia per la sua promessa di restaurazione morale, politica ed economica del Paese. Scriveva Mussolini: "Le masse agricole hanno un sacro terrore della cosiddetta socializzazione della terra. Sentono che sarebbe la burocratizzazione assassina della terra. Ma comprendono la formula fascista e vengono a noi". Ed aggiungeva ancora: "Due anni! Rapida successione di eventi! Tumulto e passare di uomini! Giornate grigie e giornate di sole. Giornate di lutto e giornate di trionfo! Sordo rintocco di campane funebri; squillare gioioso di fanfare all'attacco. Fra poco il Fascismo dominerà la situazione". Giolitti convinto che la violenza fosse una esigenza momentanea nella quale stava vivendo il fascismo, convinto inoltre che, qualora il fascismo fosse entrato in parlamento, avrebbe esaurito e scaricato la sua dinamica carica di violenza, si avvicinò sempre più al nuovo movimento, sperando anche che questo potesse fare da contrappeso al rivoluzionarismo immobile del partito socialista. Tuttavia parlare di filofascismo di Giolitti ci pare errato. Si trattò soltanto di simpatia e di speranza di potere canalizzare sulla via della democrazia questa nuova, giovane e travolgente forza politica. Già nel corso delle precedenti elezioni amministrative si era sperimentata l'alleanza dei "blocchi nazionali", con compiti antisocialisti. Adesso questa prima alleanza si ampliò e Giolitti sperò con tale mezzo di parlamentizzare e poi di assorbire definitivamente il movimento fascista. Ma s'ingannava: non aveva compreso che la violenza, come forma di lotta, era connaturata al nuovo movimento politico.


Giovanni Giolitti

Primo comizio pre-elettorale a
Roma

Propaganda elettorale
fascista


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